Riferimenti teorici





La bibliografia consultata afferisce a due ordini di problematiche: per un verso sono stati presi in esame testi di pedagogia e teoria musicale per costituire il fondamento scientifico del progetto nella sua strutturazione, per altro verso sono stati consultati testi relativi alle problematiche proprie dei bambini affetti da autimo. La consultazione ha riguardato soprattutto opere autobiografiche, ritenendo fondamentale conoscere le modalità di gestione delle difficoltà quotidiane proprie delle persone affette da disturbi pervasivi dello sviluppo. Questo perché nella classe è presente un alunno portatore di un handicap compreso nello spettro autistico e si è voluto verificare nell?ambito della letteratura specifica che le attività previste nel progetto non fossero ostative alla presenza/partecipazione del bambino alle attività di classe, in quanto disturbanti rispetto alla sua  particolare condizione.

Alvin Juliette, La terapia musicale per il ragazzo autistico, 1981, Armando Armando ed.

(Musicista di talento, la Alvin è riconosciuta soprattutto come iniziatrice e promotrice della terapia musicale. Dopo aver attentamente esaminato il rapporto tra musica e autismo, l?autrice illustra i positivi effetti che la terapia musicale produce sullo sviluppo dei soggetti affetti da autismo: dalla descrizione delle tecniche ricettive e di quelle attive all?influsso terapeutico prodotto dal contatto con i vari tipi di strumenti musicali. In seguito vengono proposti casi significativi attraverso i quali è possibile percepire l?efficacia delle diverse tecniche di sensibilizzazione alla musica e l?influsso che le caratteristiche timbriche dei singoli strumenti possono avere sul soggetto autistico. Nella parte conclusiva del testo l?autrice esorta all?inserimento dei bambini autistici nella scuola, nella situazione normale dei coetanei, avvalendosi delle tecniche da lei approntate, attraverso l?illustrazione dei risultati del progetto di ricerca da lei stessa sperimentato.)

Ramaglia Giovanna, Chiara Pezzana, Capire l?autismo, 2004, Carocci

(Questo testo si propone come una valido e completo compendio delle più recenti acquisizioni scientifiche in merito al fenomeno dell?autismo, in quanto sintetizza in modo chiaro ed efficace i caratteri più significativi di questa patologia: sintomi, cause, diagnosi differenziale vengono esplicitate in modo estremamente efficace, permettendo una comprensione immediata delle problematiche. Il testo fornisce inoltre importanti informazioni riguardo ai profili cognitivi e ai test diagnostici. Infine vengono presentate le tipologie di trattamento maggiormente efficaci. Chiude il libro la presentazione di casi clinici, utile agli operatori scolastici perché consente di comprendere le più efficaci modalità di intervento.)

Robinson John Elder, Guardami negli occhi, 2007, Sperling & Kupfer

(Questo commovente ed emozionantissimo libro, scritto autobiograficamente da un soggetto affetto dalla sindrome di Asperger, racconta la vita difficile di una persona giudicata progressivamente un diverso, uno strambo, un combinaguai, un teppista, un disadattato, un emarginato, un terrorista, un presuntuoso egoista che, grazie alle sue straordinarie qualità, si afferma nel mondo della musica come ingegnere del suono, creatore di effetti speciali per i Kiss e curatore degli impianti audio dei Pink Floyd! In seguito si afferma come creatore di innovativi circuiti elettronici creando i primi giocattoli computerizzati, per lasciare improvvisamente la sua prestigiosa posizione aziendale a favore della creazione di una personale officina meccanica, con un nuovo grande successo personale. Purtroppo, alla enorme capacità di concentrazione mentale non corrisponde una adeguata proiezione relazionale verso il mondo esterno, poiché la sua introversione gli impedisce di integrarsi nella società. Il risultato è una vita da incompreso che è sintetizzata nello sfogo in cui il protagonista prorompe nell?epilogo del libro. ?Non posso parlare per gli altri, ma vorrei che fossero ben chiari i miei sentimenti: io non ho mai desiderato stare da solo. E tutti quegli psicologi dell?età evolutiva che dicevano ?John preferisce giocare da solo- si sbagliavano di grosso. Giocavo da solo perché a giocare con gli altri ero una frana. Ero solo a causa dei miei limiti?. Un libro che tutti gli operatori scolastici dovrebbero leggere.)

Bettelheim Bruno, ?La fortezza vuota?, 1996, Garzanti

(Laurie, Marcia, Joey: tre storie emotivamente forti, tre esperienze di vita drammaticamente ai margini. Il testo, scritto nel 1967, contiene una visione molto particolare dei disturbi pervasivi dello sviluppo che, alla luce delle più recenti acquisizioni della neuropsichiatria infantile, appare oggi inadeguata. Le teorizzazioni dello psichiatra sono sostanzialmente basate sull?assunto che l?autismo sia provocato da una inadeguata relazione con le figure parentali di riferimento, in particolare con la madre. La teoria psicogenetica, così come il riferimento ai lager nazisti sono stati ampiamente superati da moltissimi studi epidemiologici: sia rispetto alla causa, sia in riferimento alle indicazioni terapeutiche, le indicazioni di Bettelheim risultano oggi fallimentari e anche le presunte guarigioni operate nell?ambito dell? Orthogenic School di Chicago sono state ampiamente contestate dalle associazioni americane di genitori. Già all?inizio degli anni settanta il progredire della conoscenza scientifica in materia ha condotta gli esperti più autorevoli a smentire le teorie di Bettelheim, a cominciare da Leo Kanner, lo scienziato che maggiormente ha contribuito a definire le coordinate dell?autismo, imponendo alla sindrome il proprio nome. Tuttavia il testo rimane un classico della letteratura relativa al fenomeno dell?autismo, che vale la pena di esaminare.)

Cornaglia Ferraris Paolo, ?Io sento diverso?, 2006, Erickson

(L?autore assume l?espediente del racconto in prima persona per affrontare le problematiche dei soggetti affetti da sindrome di Asperger: presenta in modo efficace e chiaro le particolari modalità d?interazione con le persone e con il mondo esterno proprie di un bambino con una diagnosi che rientra nei disturbi dello spettro artistico. Attraverso una dettagliata serie di schede egli descrive situazioni problematiche per il bambino, la relativa interpretazione ed il possibile intervento da parte dell?adulto, al fine di entrare in sintonia con la peculiari modalità percettive ed espressive di questi soggetti.)

Greenspan S., Wieder S., ?Trattare l?autismo?, 2006, Raffaello Cortina Editore

(Questo interessantissimo testo propone un particolare approccio terapeutico all?autismo creato da Greenspan/Wieder denominato ?floortime?.

Si tratta di un modello basato sullo sviluppo (DIR) che pone in primo piano le differenti modalità individuali di ricezione delle informazioni, di elaborazione e di risposta: questi vengono a costituire gli elementi fondamentali per la costruzione di pattern per il rapporto con il mondo esterno e con le persone. Questo modello si basa inoltre sulla creazioni di relazioni emotive significative che possono agevolare lo sviluppo e l?apprendimento. Fondamentale importanza viene attribuita agli interessi naturali del bambino e all?osservazione delle sue modalità di interazione con il mondo esterno, al fine di tratteggiare un intervento individualizzato, specifico per ogni bambino, perfettamente compatibile con il suo profilo individuale. Secondo gli autori i soggetti affetti da disturbi della spettro artistico manifestano problematiche afferibili alla mancanza di modulazione sensoriale e della pianificazione motoria: in considerazione di ciò appare fondamentale conoscere l?individualità di ogni bambino relativamente al modalità di gestione delle informazioni che vengono acquisite attraverso tutti i canali sensoriali. In merito all?approccio terapeutico, il modello floortime propone un intervento intensivo, sistematico, allargato che riguarda tutti i setting della vita del soggetto artistico, prevedendo un programma estremamente ampio di riabilitazione. Particolare importanza è attribuita al coinvolgimento della famiglia e della scuola, al fine di sviluppare sinergicamente determinate capacità funzionali assenti nel bambino disabile.L?approccio floortime fornisce spunti interessanti di intervento nell?ambito della scuola, in quanto sollecita gli operatori ad approfittare ci ciò che il bambino fa per trasformarlo in elemento di comunicazione: li esorta a scoprire le potenzialità dei soggetti artistici, ad essere più creativi nell?ambito delle situazioni quotidiane per trasformarle in occasioni di apprendimento.)

Marini Lapo, Nella Bolla. Come si vive con l'autismo, 2008, Erickson

La tradizionale teoria secondo la quale l'autismo sarebbe da ricondurre alle colpe dei genitori in questo libro è completamente falsificata: la narrazione autobiografica mette il luce come, a volte, la carenza di conoscenze scientifiche, porti a classificare in modo sintetico alcune forme di disagio, etichettando con un unico titolo forme diverse di disabilità di carattere sensoriale. Il libro muove dal racconto delle difficoltà del bambino affetto da un disturbo pervasivo dello sviluppo che si muove in modo maldestro all'interno di un ambiente sociale, familiare e scolastico, che non comprende e nel quale non riesce ad inserirsi. Ma si trasforma in una storia di riscatto e di affermazione personale che si realizza grazie al ricorso a risorse interiori straordinariamente vivaci.

Tammel Daniel, Nato in un giorno azzurro, 2008, Rizzoli

Daniel è nato in un giorno azzurro: il mercoledì è azzurro, così come il numero 9. Nella mente di Daniel, affetto da sindrome di Asperger, i numeri e le forme si colorano e danzano, permettendogli di eseguire calcoli mentali di eccezionale difficoltà, in modo istantaneo. E' la storia di un bambino che, pur essendo dotato di qualità intellettive strabilianti, è carente sul versante abilità comunicativo-relazionali. Ciò determina la sua emarginazione sociale: è piccola vittima dei compagni di scuola prima e adulto diverso e pericoloso in seguito, destinato inevitabilmente alla solitudine e al biasimo della comunità. L'opera palesa in modo delicato e commovente come i soggetti disabili possano riuscire a realizzare la propria affermazione personale mettendo in campo energie e strategie alternative, per sopperire alle loro difficoltà.


Delfrati Carlo, Fondamenti di pedagogia musicale, 2008, EDT

(L?autorevole professione imposta il suo saggio sulla distinzione tra ?paradigma statico? e ?paradigma dinamico?, facendo riferimento nel primo caso ad un modello di insegnamento scolastico della musica che non fa appassionare i ragazzi e li allontana annoiati da schemi ed esercitazioni mnemoniche, nel secondo ad un modello ?autonomizzante?, che aiuta gli studenti ad acquisire strumenti per conoscere ed orientarsi nel mondo, per conquistare modalità d?azione consapevole ai fini di una realizzazione personale autentica.L?autore sottolinea come i dati ufficiali che affermano che la musica (così come le lingua straniere) di fatto occupa un posto molto basso nel gradimento degli studenti in realtà non sentenziano, come sembrerebbe ad una superficiale considerazione statistica, che i ragazzi non amano la musica. In realtà il disamore sarebbe frutto di una cocente delusione: ?non è la musica che li tedia, è la musica-disciplina scolastica?. Nelle aspettative dei ragazzi l?ora di musica dovrebbe suscitare le stesse piacevoli sensazioni che la musica infonde al di fuori dell?ambito scolastico. La dolorosa disillusione di lezioni noiose e poco entusiasmanti, povere di esperienze creative e ricche di nozioni, condurrebbe al tradimento delle aspettative ed al conseguente disamore. Il paradigma dinamico suggerisce un insegnamento scolastico della musica che sia fonte di gratificazione e di stimolo per gli studenti, che non miri a forgiare cloni del maestro, ma ragazzi motivati, capaci di iniziativa, creativi e piacevolmente coinvolti.

Delfrati Carlo, MusicAmica 2004, Ricordi

(Con i suoni, della voce e degli oggetti, ogni bambino dà vita al suo mondo interiore di affetti e di pensieri: a quegli affetti e pensieri che le parole, i colori,i gesti non arrivano ad esprimere. Ogni linguaggio ha infatti le sue peculiarità, il suo potenziale espressivo, che non è surrogabile, non è sostituibile da altri. Per questo la musica è presente nei programmi scolastici. Perché anche la musica, come ogni altro linguaggio, può essere per il bambino un mezzo d?espressione solo se non viene lasciata in disparte; solo se il bambino impara a praticarla e a capire, in modo sempre più approfondito, i messaggi che le musiche ascoltate sanno trasmettere. La competenza musicale non è un dono riservato agli eletti, è un insieme di abilità e conoscenze che si imparano coltivandole.

Sloboda John A., La mente musicale, 1988, Il mulino

(Il testo costituisce una solida base all?impostazione del progetto in quando l?idea che sottende il saggio consiste nella circostanza che ?la musica eleva il livello della nostra vita emotiva?: l?autore sostiene infatti che la motivazione intrinseca che spinge le persone a partecipare ad eventi musicali, attraverso la partecipazione attiva o il semplice ascolto, è da ricercarsi nel fattola musica attiva in ogni individuo emozioni profonde e significative. Nella fattispecie, egli sostiene che la società è portata ad investire molto nelle pratiche musicali proprio perché la musica ha la capacità di potenziare la vita emotiva delle persone. Particolarmente interessante l?incursione nel mondo della psicologia dei processi cognitivi: si sostiene infatti che, nel momento in cui un individuo rimane colpito da una certa musica e ciò attiva in lui una serie di sensazioni che lo portano alla commozione, ciò implica necessariamente il passaggio attraverso la fase cognitiva, che comporta la creazione di una rappresentazione interna astratta o simbolica della musica.La connotazione di questa rappresentazione interna e conseguentemente tutto ciò che la persona è indotta ad esperire con la musica, sono l?argomento centrale della psicologia cognitiva.

Gordon E., L'apprendimento musicale del bambino dalla nascita all'età prescolare, 2003, Ed. Curci

(Il libro contiene le teorizzazioni del ricercatore e la successiva loro trasposizione in attività didattiche: egli muove dall'assunto secondo il quale l'apprendimento musicale avviene attraverso meccanismi simili a quelli propri dell'apprendimento della lingua madre. Così come il linguaggio materno viene progressivamente assorbito spontaneamente, analogamente l'apprendimento musicale deve avvenire attraverso un periodo di educazione informale, a cura dei genitori, fin dal periodo neonatale. La creazione del concetto di audiation costituisce il perno attorno al quale ruota tutta la costruzione pedagogica di Gordon, finalizzata a favorire lo sviluppo dell'attitudine musicale di ogni bambino, nel rispetto delle potenzialità, delle modalità, dei tempi individuali).

Apostoli Andrea, L'apprendimento in età prescolare: il concetto di audiation nella Music Learning Theory di Edwin Gordon, in Musica ricerca e didattica, a cura di A. Nuzzaci, G. Pagannone Ed. Pensa Multimedia, Lecce, 2008

Apostoli Andrea, La Music Learning Theory di Gordon: una nuova frontiera per l'apprendimento musicale a partire dall'età prenatale, in Rassegna Musicale Curci, quadrimestrale periodico di cultura e attualità musicali, anno LV, n.3 sett.2002

(Andrea Apostoli è il presidente dell'Associazione Italiana Gordon per l'Apprendimento Musicale e da anni collabora con il  fondatore della teoria dell'apprendimento musicale per la sua diffusione nel nostro paese. Negli articoli indicati esplicita in modo sintetico le linee guida ed i fondamenti di questa innovativa pratica educativa nel campo dell'apprendimento musicale).

Gordon E., Apostoli A., Ascolta con lui, canta per lui, Ed. Curci, 2005

(Il libro concretizza in proposte facilmente attuabili e spunti di lavoro uno dei principi fondamentali della teoria di Gordon, secondo la quale i genitori rivestono un ruolo fondamentale nello sviluppo dell'attitudine musicale del bambino, creando un ambiente familiare ricco di stimoli. Alcuni spunti possono essere adattati, con le opportune modificazioni, ai bambini più grandi (5/6 anni) ed utilizzabili nel corso del monoennio della scuola primaria).

A cura di Sironi, Arte e cervello. Pittura, musica e neuroscienze, 2009, Graphis

(Il testo mette in correlazione le più recenti scoperte nell'ambito delle neuroscienze cognitive sui meccanismi dei neuroni specchio con l'attività musicale e pittorica, ponendo in evidenza come questo tipo di esperienze abbia un benefico effetto sul cervello, rendendolo plastico. In particolare il campo d'indagine individuato dalla "neuroestetica" si occupa di dimostare l'esistenza di regole di "percezione universale" in grado di evidenziare quali siano i piaceri che si ricavano dalla fruizione di un'opera, attraverso l' analisi dei meccanismi psicofisici e neucognitivi.)

Merriam Alan P., Antropologia della musica, 2000, Sellerio ed Palermo

(Particolarmente interessante, ai fini del mio lavoro, è risultato il capitolo ottavo, dedicato all?apprendimento. Nella fattispecie, il processo di trasmissione della musica viene descritto facendo ricorso al concetto antropologico di ?inculturazione?, quale processo generale e incessante di apprendimento della propria cultura. Dopo aver analizzato l?apprendimento della musica attraverso l?imitazione (modalità più elementare ed indifferenziata) l?autore affronta il tema della motivazione. L?analisi muove dalla consuetudine, invalsa in alcune culture, di utilizzare la punizione, laddove la prestazione dell?allievo non sia ritenuta soddisfacente dall?istruttore. Sconcerta l?idea che ?i giovani che non vogliono suonare i tamburi a Bahia non soltanto devono accettare il giudizio del pubblico e delle stesse divinità, ma ogni deviazione dal ritmo richiesto viene punita con un colpo di bacchetta sulle dita dato dal suonatore del tamburo più grande? (pag.158). Altre tecniche identificate sono: il rimprovero, l?ammonizione, la messa in ridicolo, l?uso del sarcasmo.Un secondo tipo di tecnica è l?attività direttiva, che si configura come una modalità caratterizzata dalla dimostrazione, dalla guida, dall?esempio, nell?ambito prevalentemente di un?attività di gruppo. Una terza tipologia di tecniche è quella che si basa sul ricorso ai premi, che possono riguardare il raggiungimento della professionalità (premio di valore economico e sociale) così come traguardi intermedi (aiuti, lodi, permessi). Personalmente ritengo che la pratica musicale gioiosamente svolta, con il divertimento ed il piacere di creare insieme, sia più incentivante ed arricchente di qualsiasi altra tecnica di motivazione.)

Meyer L., Emozione e significato della musica, 1992, Il mulino

(del quale ho condiviso l?idea della necessità di una tematizzazione della musica non avulsa dal percorso di produzione/ricezione proprio di ogni specifico contesto e amato l?idea dell?attesa de ll?evento musicale come fonte generatrice di significati.)

Gardner H., Formae mentis. Saggio sulla pluralità dell?intelligenza, 1987, Feltrinelli

(grazie alle teorizzazioni di Gardner in merito alla intelligenze multiple, la pratica pedagogica ha calibrato il tiro rispetto alla tradizionale concentrazione dell?interesse solo sulle abilità logiche e linguistiche, postulando l?individuazione e la valorizzazione del particolare profilo di intelligenza di cui ciascuno studente è latore.)

Goleman D., L?intelligenza emotiva, 1999, Bur

(del quale ho condiviso l?idea che a scuola, come nella vita, l?intelligenza non è tutto. Ritengo, come l?autore, che la personalità ed il conseguente comportamento dei bambini nell?ambito del contesto scolastico sia un insieme sfaccettato in cui la relazionalità, l?empatia, l?autocontrollo, la disponibilità verso gli altri, si fondono intimamente ed interagiscono con il quoziente intellettivo.)

Greenspan Stanley, L?intelligenza del cuore, 2005, Mondadori

(anche questo testo pone l?accento sull?importanza delle emozioni per lo sviluppo della persona e della mente umana: in particolare rivendica il ruolo determinante della sfera affettivo-emotiva nello sviluppo del bambino e mette in discussione il secolare primato dell?intelligenza razionale rispetto all?intelligenza emotiva. Le relazioni affettive interpersonali, le interazioni emotive costituiscono infatti, secondo l?autore, il presupposto per la maturazione di individui completi, attrezzati sia sotto l?aspetto dei valori e della ricchezza morale, sia dal punto di vista intellettuale.)

Ianes D., Educare all?affettività, A scuola di emozioni, stati d?animo e sentimenti, 2007, Erickson

(Questo testo costituisce un ottimo punto di riferimento per la progettazione e la realizzazione di percorsi educativi volti alla valorizzazione delle intelligente emotive e sociali dei ragazzi, in quanto offre una panoramica precisa ed efficace delle componenti psicologiche che caratterizzano la vita affettiva di ogni individuo. Vengono infatti esplorate e delineate con precisione le tre dimensioni principali dell?affettività (le emozioni, gli stati d?animo, i sentimenti) e forniti utili strumenti per la loro identificazione, la loro decodificazione, i relativi linguaggi e processi. Particolarmente interessanti le proposte operative inerenti alla scoperta delle competenze affettive individuali correlata alle relative azioni educative. Intento dichiarato del testo è quello di agevolare l?attivazione di percorsi (sia formalmente e strutturalmente definiti, sia informalmente stimolati dalla vita di relazione) intenzionalmente volti alla formazione della vita affettiva. A tal fine l?autore definisce una panoramica ampia ed approfondita di attività funzionalmente indirizzate a collocare l?educazione all?affettività all?interno della quotidianità scolastica: per un verso mediante percorsi strutturati, organizzati in sequenze operative mirate allo sviluppo di competenze specifiche nell?ambito dei vari aspetti della vita affettiva; per altro verso, in una prospettiva informale, attraverso attività connesse alle dinamiche relazionali attive all?interno del gruppo-classe, ponendo l?attenzione sui momenti più sensibili della convivenza quotidiana, connotando l?educazione all?affettività un filo conduttore più che una disciplina, con specifico riferimento alla valorizzazione della crescita personale.

Collacchioni L., Insegnare emozionando, emozionare insegnando, 2006, Tirrenia

(del quale ho condiviso l?importanza di riflettere sul ruolo delle emozioni, non come elemento contrapposto alla razionalità, ma come fondamento di tutti i processi conoscitivi. Inoltre particolarmente importante mi è sembrata la tesi della necessità di sviluppare un atteggiamento di disponibilità a saper riconoscere le emozioni per saperle gestire, ai fini di evitare i dolorosi effetti della loro repressione sullo sviluppo e la maturazione personale. La conoscenza acquisita attraverso il canale emozionale si caratterizza per la maggiore completezza e consapevolezza e la transizione dalla conoscenza sensoriale a quella razionale avviene in modo più efficace se filtra attraverso le emozioni. Ho apprezzato molto la parte teorica, relativa alla riflessione scientifica sull?argomento, ma ho soprattutto esperito quella pratica, ricca di spunti di lavoro ed implementato l?esperienza della simbolizzazione delle emozioni attraverso i colori e la rappresentazione iconica.)

Noddings N., Educazione e Felicità, 2005, Erickson

(del quale ho condiviso l?ispirazione di base che l?azione di ogni educatore debba essere sottesa dall?idea che i bambini devono essere felici, postulando l?intima connessione tra educazione e felicità. La conseguenza immediata di questa impostazione si esplicita nella necessità di creare un clima di serenità e di benessere in classe, come ambiente favorevole e prerequisito per lo sviluppo dei processi di apprendimento e di una adeguata socializzazione degli alunni. L?autorevole prefazione del prof. Frabboni consolida la convinzione del lettore che l?unica via di fuga dall?infelicità sia la ricchezza dello spirito ed è in questo senso che si orienta la mia azione educativa, rispettosa dei valori, della ricchezza e delle potenzialità del mondo infantile.

Small C., ?Musica, educazione, società, 1982, Feltrinelli

(che ha supportato la tesi della necessità di un programma di studi molto aperto e modulabile, posta l?impossibilità di stabilire a priori quali tecniche sono funzionali ad uno scopo, se prima non se ne definisce la connotazione.)




inserisci qui il tuo commento

nome:


commento:




attualmente sono stati inseriti 0 commenti