The Music Learning Theory





La MUSIC LEARNING THEORY di Edwin Gordon si pone, nell'ambito della didattica musicale, come una delle più innovative e valide teorie dell'apprendimento.

Edwin Gordon, docente e ricercatore nel campo dell'educazione musicale, nel corso di oltre quaranta anni di studi ha creato la "teoria dell'apprendimento musicale" che, per un verso analizza a fondo le modalità e i tempi di apprendimento da parte del bambino, per altro verso inferisce dalle osservazioni l'approccio metodologico più efficace, perchè l'esperienza nell'ambito della musica sia per il bambino in più possibile appagante, stimolante e arricchente.

La teoria dell'apprendimento musicale si basa su una convinzione di fondo: che l'apprendimento della musica possa avvenire attraverso gli stessi meccanismi che regolano l'apprendimento della lingua materna. Di conseguenza, è necessario immergere i bambini in un ambiente musicale fin dai primi giorni di vita, sviluppando in tal modo il senso della sintassi musicale, prodromica ad una successiva istruzione formale.

Gli studi di Gordon dimostrano come vi sia nella persona umana una attitudine musicale innata; in Italia, l'equipe della prof.ssa Johannella Tafuri di Bologna ha sviluppato uno studio sulle esperienze musicali pre e neonatali, mettendo in luce come il bambino, nel seno materno, sia in grado di reagire agli stimoli musicali già a partire dalla ventiquattresima settimana di vita. Successivamente i neonati e i bimbi che, con le loro madri, vengono seguiti in un percorso di esperienze psicomotorie a carattere musicale, sviluppano precocemente notevoli abilità espressivo-comunicative oltre che prettamente musicali.

Purtoppo questo potenziale, generalmente, non viene adeguatamente amplificato nell'ambito del contesto familiare e , nel momento in cui i bambini di 5/6 anni accedono al mondo della scuola primaria, possiedono un background musicale molto povero di stimoli di qualità e conoscono quasi esclusivamente motivi mutuati dalle pubblicità o dai cartoni animati. Essi sono generalmente caratterizzati dalla semplicità: sono composti su ritmo binario/ternario, in tonalità maggiore, con testi che fanno diventare la musica un mero accompagnamento e distraggono dal tema musicale.

A scuola poi spesso l'insegnamento della musica si traduce in una "trasmissione di sapere", quasi un addomesticamento, che vede l'insegnante come figura principale, nel suo tradizionale ruolo di dispensatore di elementi teorici. Secondo l'autorevole parere del prof. Carlo Delfrati, musicologo di fama internazionale ed esperto di didattica musicale, nelle aspettative dei ragazzi, l'ora di musica dovrebbe suscitare le stesse piacevoli sensazioni che la musica infonde al di fuori dell'ambito scolastico. La disillusione di lezioni noiose e poco entusiasmanti, povere di esperienze creative e ricche di nozioni, condurrebbe al tradimento delle aspettative e al conseguente disamore per la musica. "Non è la musica che li tedia, è la musica-disciplina scolastica" (Delfrati, 2008). I bambini vengono approcciati al mondo della musica attraverso un percorso che muove dal pentagramma, dalla notazione convenzionale delle altezze e delle durate. ciò non lascia spazio all'improvvisazione, alla creatività, alla libera espressione, con la conseguenza che, dopo un periodo di studio, pochi riescono a comunicare attraverso la musica in modo spontaneo, affrancandosi dalla dipendenza dalla musica scritta. Diventano magari degli ottimi esecutori, ma non sono in grado di esprimersi, comunicando le emozioni profonde, attraverso composizioni originali autoprodotte.

L'obiettivo della scuola dovrebbe invece essere quello di un'apprendimento della musica (non "insegnamento") fonte di gratificazione e di stimolo per i bambini, che non miri a creare cloni del maestro, ma persone motivate, capaci di iniziativa, creativi e piacevolmente coinvolti.

La teoria dell'apprendimento musicale di Gordon si configura come un validissimo metodo per favorire lo sviluppo dell'attitudine musicale, ossia del potenziale di apprendimento in musica, innato in ogni persona, secondo le potenzialità, le modalità, i tempi individuali. Tale metodo, come detto, presuppone l'inserimento dei bambini già in fase neonatale in un ambiente musicale di qualità; posto che i bimbi che accedono alla scuola primaria, per la maggior parte, non hanno realizzato questo tipo di percorso, appare comunque interessante e proficuo applicare tale metodologia, nella parte relativa alle esperienze da compiere per i bambini più grandi (5/6 anni). L'obiettivo non è quello di forgiare musicisti precoci e geniali, ma semplici individui in grado di comprendere la sintassi musicale e di esprimersi attraverso la musica, con la voce o con uno strumento.

La didattica basata sulla teoria dell'apprendimento musicale trova il suo presupposto in una competenza fondamentale definita audiation, definita come capacità di sentire internamente e di comprendere nella propria mente musica non fisicamente presente nell'ambiente ed è da considerarsi come una vera e propria forma di pensiero musicale; essa appare indispensabile per comprendere la sintassi musicale (relativamente sia all'aspetto produttivo sia a quello fruitivo) per amplificare la capacità di lettura e di improvvisazione.

Tale capacità si incrementa già in età neonatale se il bambino viene inserito in un ambiente ricco di esperienze musicali di qualità, mediante la guida informale dell'adulto competente musicalmente che accompagna il bimbo nell'apprendimento, mediante l'esempio, il gioco, il movimento. L'adulto tesse una rete di comunicazioni attraverso linee melodiche e ritmiche, senza l'utilizzo del linguaggio parlato, ponendosi in posizione di ascolto rispetto  alle risposte spontanee del piccolo, contestualizzandole poi nella sintassi musicale: l'esempio diretto dell'adulto-guida favorisce l'esperienza esuristica, libera e percettiva del bambino. In tal senso ciò costuisce l'applicazione nella didattica musicale dei più recenti studi nell'ambito delle neuroscienze cognitive relativamente ai meccanismi di neuroni specchio (vedi BRAIN TUNING): l'attività esemplificativa dell'adulto costituirebbe un valore imprescindibile per l'apprendimento del bambino; il "mettere in atto" le competenze musicali senza procedere ad un insegnamento esplicito costituirebbe una solida base sulla quale si innesterebbe il percorso attivo di apprendimento.

Il bambino può così sviluppare canali comunicativi che prescindono dall'utilizzo del codice linguistico e si basano invece su modalità espressive  che spaziano nell'universo musicale, più immediate e spontanee (Apostoli, Gordon, 2005).

Nell'ambito delle esperienze proposte nel monoennio della scuola primaria (quindi 6/7 anni), posta l'assenza del periodo informale, l'apprendimento ha avuto origine dal corpo e dalla sensorialità: la musica è stata primariamente ascoltata con l'orecchio, sentita con il corpo e quindi espressa con la voce e con il movimento; l'utilizzo degli strumenti ha rappresentato un passo successivo. Attraverso questo percorso i bambini hanno sperimentato un approccio sensoriale alla musica, scoprendone intuitivamente i parametri (melodie, pattern tonali, ritmi,, ...) che hanno creato in loro esperienzialmente l'idea di cosa sia la musica, senza ricorrere a formalizzazioni convenzionali. L'ascolto ha prodotto un assorbimento globale della musica ed ha così costituito il fondamento per l'acquisizione dei significati e della sintassi musicale.

L'attività di ascolto si è concretizzata in una selezione di brani caratterizzati dall'elemento fondamentale della qualità autorale, brani contrassegnati da varietà e complessità, con atmosfere, tempi e metri ritmici differenti. Il primo ascolto ha richiesto la creazione di una cornice di silenzio, nell'ambito della quale i bambini si sono posti in posizione di ascolto. A tale audizione è seguito, senza commenti, il secondo ascolto del brano: la replica ha assunto il compito di creare confidenza con la musica e infondere un senso di sicurezza nei bambini. E' seguito un momento di silenzio, nel corso del quale i piccoli sono stati invitati  ad ascoltare la propria parte interiore: questa fase ha un significato peculiare all'interno del percorso educativo, perchè funzionale allo sviluppo dell'audiation, cioè della capacità di sentire e comprendere internamente la musica. L'ascolto successivo ha avuto lo scopo di permettere ai bimbi di esprimersi liberamente attraverso il movimento del corpo: lo "spiritello della musica", penetrando in ognuno, lo ha fatto muovere seguendo la linea melodica o il ritmo della musica. Successivamente la scolaresca è stata invitata a socializzare le proprie sensazioni: in genere, dopo qualche esitazione tutti sono stati entusiasti di intervenire ed eplicitare quanto percepito. A poco a poco le riflessioni si sono fatte sempre più articolate e precise, progressivamente è stato arricchito il lessico con l'introduzione di termini sempre più raffinati. A richiesta, la scolaresca è stata in grado di riflettere sulla natura dei suoni (suoni-carezza, suoni-solletico, suoni-coltello,...) ed è  arrivata ad associare pattern modali e ritmici alle diverse emozioni.

Es.; modo maggiore, tempo 3/4: allegria, gioia        modo minore, tempo 4/4: tristezza, dolore

Per imitazione, i bambini hanno imparato a seguire, col movimento della mano nell'aria, l'andamento melodico del brano ascoltato; quindi la linea melodica individuata è stata rappresentata graficamente.

Un passo ulteriore ha interessato la rappresentazione iconica delle sensazioni percepite: la traduzione in immagini ha consentito anche ai bimbi meno estroversi di esprimere il proprio mondo interiore, comunicando a tutti quanto la musica aveva infuso in loro.

La Music Learning Theory, così adattata alla realtà della prima classe elementare, ha costituito una modalità educativa particolarmente stimolante ed efficace: ha relegato l'insegnante nel ruolo di facilitatore dell'apprendimento e restituito al bambino il ruolo centrale di soggetto in grado di apprendere in piena autonomia, nell'ambito di un ambiente rispettoso delle individualità e dei tempi, affettivamente ed emotivamente protetto.